Dopo 8 anni senza regole, tanti supermercati aperti e centinaia di negozi chiusi, Tursi partorisce il “piano del commercio”

Si tratta, sostanzialmente, di una zonizzazione per applicare una serie di norme già costruite dagli uffici del Commercio della Regione. Approvato nell’ultima riunione del consiglio comunale in zona Cesarini, solo dopo 8 anni di governo della città da parte del centrodestra

La pratica è stata approvata dal Consiglio Comunale con 19 voti della maggioranza e uno del consigliere di Uniti per la Costituzione, Mattia Crucioli (tecnicamente fuori dalla maggioranza), che ha annunciato il suo voto e, però, contestualmente ha dichiarato: «Chiusero la stalla quando i buoi erano scappati! Voi avete aspettato a realizzare il provvedimento, danneggiando fortemente il tessuto economico e commerciale cittadino con evidenti ricadute sul decoro e sull’ordine pubblico – ha detto -. Sui temi del verde e del commercio avete fallito, facendo una corsa fino all’ultimo per poter dire che avete fatto quando, invece, non avete fatto. La differenza tra il piano del verde e quello del commercio è che questo, anche se tardivo, è utile per il futuro e non è fatto male, mentre il piano del verde lo era. Ma non vi venga in mente di usarlo come evento virtuoso, come vessillo della programmazione. Meritereste che io uscissi al momento della votazione per per farvi capire quando avete fatto male». Di fatto, quindi, ha votato a favore, consentendo l’applicazione del piano.

Il centrosinistra, che si è dichiarato presente non votante, ha sottolineato i ritardi del piano preparato dagli uffici dell’assessora Paola Bordilli, sottolineando che per 8 anni il piccolo commercio non è stato tutelato, mentre veniva consentito alla grande distribuzione organizzata di aprire nuovi punti vendita in tutta la città. Contemporaneamente, i negozi tradizionali chiudevano a centinaia. Bordilli è stata assessora per tutti gli 8 anni, condividendo nei fatti questa politica dell’amministrazione. Ora, col trasloco dell’ex sindaco Marco Bucci alla presidenza della Regione e l’avvicinarsi delle nuove elezioni comunali, l’inversione di marcia. Altri ritardi si sono registrati per l’adozione delle linee guida per la realizzazione dei dehors, giunta in grave ritardo mentre la città si riempiva di obbrobri rimasti anche molto dopo il “liberi tutti” nazionale in occasione della pandemia. Niente è stato fatto, nel concreto, in questi 8 anni, per salvare i mercati scoperti di merci varie, che sono sempre più compromessi.
I partiti progressisti hanno annunciato che, se alle consultazioni comunali vincerà Silvia Salis, produrranno nei primi 100 giorni un piano del commercio più favorevole ai negozi tradizionali.
In base alla legge regionale sul Commercio, il nuovo Piano attua una “zonizzazione” del territorio comunale su cui vengono individuati e perimetrati, oltre ai centri storici, i centri storici urbani, i centri storici commerciali e una fascia di “cuscinetto” di 1 km lineare attorno ai centri storici urbani.
Per ogni zona vengono indicati e aggiornati i limiti massimi di metrature sulla superficie netta di vendita. Nei centri storici urbani e centri storici commerciali sono previsti i limiti in vigore nei centri storici in cui è già attiva l’Intesa e pertanto, per gli esercizi di vicinato, il limite massimo è di 100 mq per alimentari e 150 per non alimentari, mentre per le medie strutture di vendita il limite massimo è di 250 per il food e 600 per i non alimentari.
Nella fascia cuscinetto, novità introdotta dal Piano, per gli esercizi di vicinato food e non food vale il limite di 250 mq di superficie netta di vendita, mentre è fissato a 1000 mq il limite per le medie strutture di vendita. Per il rilascio di autorizzazioni relative a medie e grandi strutture di vendita, è introdotto l’obbligo di attivazione di programmi di recupero e distribuzione delle eccedenze e invenduto: per tutte le categorie merceologiche è richiesta l’installazione di stazioni di ricarica per veicoli e autoveicoli elettrici.
Inoltre, per il rilascio di autorizzazioni relative a grandi strutture di vendita di generi alimentari, scatta l’obbligatorietà di adozione di un quartiere collinare, nell’ambito del territorio limitrofo all’insediamento commerciale, per il mantenimento dei servizi di prossimità mediante forme di vendita organizzate in sede fissa o su mezzo ambulante per la distribuzione di generi di prima necessità.
Altra novità introdotta dal piano è il sistema di punteggio con cui vengono individuati parametri qualitativi per il rilascio dell’autorizzazione. I parametri riguardano sia la conduzione aziendale (in particolare le ricadute occupazionali) e i servizi accessori per il quartiere.
Nella richiesta di autorizzazione sarà tenuto conto di un punteggio su: parametri occupazionali (assunzioni a tempo indeterminato e tempo pieno da liste dei Cpi, esodati, lavoratori usciti dal ciclo produttivo per chiusura o delocalizzazione, assunzioni a tempo determinato con durata minima di 12 mesi); adozione di un quartiere collinare con l’insediamento o il mantenimento di un servizio di prossimità con forme di vendita in sede fissa o ambulante.
Tra le prestazioni strutturali accessorie sono stabiliti punteggi a fini autorizzativi su: parcheggi pertinenziali delle attività commerciali a disposizione del quartiere dopo l’orario di chiusura, aree cani, aree sport aperte alla pubblica fruizione, interventi di miglioria urbana, abbattimento barriere architettoniche, nuova illuminazione integrativa a quella pubblica, videosorveglianza, totem informativi anche per la promozione delle attività locali svolte dai Civ, rinnovo dell’arredo urbano con installazioni innovative (ricariche Usb), depositi per biciclette e gestione di punti raccolta ecovan.


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